Monaci Benedettini nel Mondo

BENEDETTINI NEL NUOVO MONDO - Situazione attuale

Nel 1893 papa Leone XIII riunisce tutte le Congregazioni Benedettine in una Confederazione (non già un «Ordine»), sotto la guida di un Abate Primate (eletto da tutti i Superiori benedettini) con poteri giuridici assai limitati, ma con un'influenza morale assai rilevante. I Presidenti delle Congregazioni (attualmente in numero di 21) hanno un reale potere sui monaci e sulle loro case più limitato di quello dei Superiori locali. Così nell'ordine delle decisioni da prendere, almeno in tutto ciò che concerne da vicino la vita quotidiana dei monaci, i monasteri hanno la precedenza sulle Congregazioni e queste ultime sulla Confederazione.
Confrontando fra loro le cifre degli effettivi del secolo scorso con quelle di oggi, si può constatare una spettacolare progressione: da 2.765 monaci nel 1880 si è passati, nel 1990, a 9.096. Purtroppo però, da una ventina d'anni a questa parte, si assiste anche ad una flessione (comune, d'altronde, a tutti gli ordini religiosi): 18.323 (1975), 9610 (1985). Questo andamento si verifica quasi esclusivamente in Europa e in Nordamerica. Per contro, il monachesimo sudamericano, africano ed asiatico, ha avuto un considerevole sviluppo, soprattutto a partire dall'immediato dopoguerra. Per quanto riguarda le benedettine (monache e suore), il loro numero oggi oscilla attorno alle 20.000 unità. Possiamo distinguere sei tappe, nel processo con cui si è impiantata la vita monastica benedettina e cistercense nel Nuovo Mondo.
Il tratto caratteristico di questo complesso processo storico sembra consistere nel fatto che ognuna di queste sei tappe si è sviluppata in modo indipendente dalle altre e in epoche storiche diverse. È però vero che l'insediamento della vita benedettina femminile, con monache presenti dapprima in Brasile e poi irradiatesi in tutto il Cono Sud, è in stretta connessione con la restau- razione della vita benedettina in Brasile sul finire del XIX secolo. Analogamente, si dà una relazione particolare tra i monasteri benedettini del Nordamerica (secondo momento d'insediamento) e le loro fondazioni in Messico, nei Caraibi e nei Paesi della regione boliviana (quinto momento d'insediamento).

 

BENEDETTINI NEL NUOVO MONDO - Primo insediamento

Nel XVI secolo i monasteri benedettini e cistercensi di Spagna grazie al movimento di riforma monastica del secolo precedente si trovavano in uno stato di sviluppo e di prosperità spirituale e materiale, tutta- via non hanno preso parte in maniera significativa al- la grande impresa dell'evangelizzazione del Nuovo Mondo. I re di Spagna, nel loro pur lodevole intento di cristianizzare i territori appena scoperti, sull'altra costa dell'Atlantico, non favorirono che l'insediamen- to di quegli ordini religiosi direttamente finalizzati all' evangelizzazione degli Indiani. Si trattava quindi di Francescani, Domenicani, Agostiniani, dell'ordine della Merici e dei Gesuiti. Ancor più significativa e rivelatrice di tale politica della Corona Spagnola, l' ordinanza con cui Filippo II, nel 1564, vietava la fon- dazione di una Certosa in Messico. Proprio in quell' anno il Priore della Certosa della Val de Cristo (Se- govia, Spagna), Dom Juan Bautista Morròn, accoglien- do le richieste avanzate in tal senso dal clero e da una buona parte dei laici messicani, e sostenuto da influen- ti benefattori, aveva avviato le pratiche per fondare una Certosa nelle vicinanze della Capitale messicana. Il divieto del re si fondava sul fatto che «queste terre hanno maggior bisogno di religiosi mendicanti, per la predicazione e l'amministrazione dei sacramenti, piut- tosto che di monaci, i quali non hanno tale carisma; inoltre, se avesse permesso la fondazione alla Certo- sa, anche tutti gli altri ordini monastici avrebbero ten- tato la stessa cosa, ciò che non è affatto conveniente». Nello stesso documento, il re esprimeva anche il timo- re che gli ordini monastici potessero assorbire le gio- vani vocazioni locali, creole e meticce, a scapito de- gli ordini mendicanti e della loro opera evangelizzatri- ce. Il «non convenit» del re inoltre, era legato anche all'idea che i monaci non si sarebbero presi sufficiente cura degli indigeni. A dispetto di ciò, il primo mona- co benedettino delle Americhe, fra Bernardo Boyl, si sarebbe distinto proprio per i suoi intenenti a favo- re degli indigeni. Il martirologio benedettino menzio- na Boyl alla data del 17 maggio, con il titolo di «vene- rabile».
Fra Bernardo Boyl era un catalano, che fino al 1479 era stato segretario del re Ferdinando il Cattolico. Probabilmente in quel- lo stesso anno si era fatto eremita a Montserrat. Nel 1481 fu ordinato sacerdote. Nel 1492 era superiore di tutti gli eremiti e confessore dei pellegrini che giun- gevano a Montserrat. In quel periodo, su richiesta dei monaci del luogo, tradusse in castigliano le «Confe- renze» LX e X di Cassiano, che trattano dell'orazio- ne. Nel luglio-agosto del 1492 il re lo inviò in Francia, in missione confidenziale. Là fece conoscenza della riforma operata dai «Minimi» di San Francesco di Paola, e vi si affiliò. Tornato in Spagna come Vicario Generale dei Minimi, ebbe dal re l'incarico, questa volta assai più delicato, di accompagnare Cristoforo Colombo nel suo secondo viaggio nel Nuovo Mondo, assieme ai primi dodici missionari. Dal Papa Boyl ri- cevette il titolo di Vicario Apostolico delle nuove ter- re scoperte. In questa sua qualità fu lui a presiedere la prima messa solenne celebrata in America. Avven- ne il giorno dell'Epifania del 1494, nella città di La Isabela. Bernardo Boyl fu ossenatore attento e criti- co delle imprese di Colombo, col quale ebbe parec- chie dispute sul come dovessero essere trattato gli indigeni. Infine, i loro contrasti si fecero così forti che, nel dicembre del 1494, Boyl fece ritorno in Spagna. Chiese al re di non essere rimandato in America Allo stesso tempo, essendo stato eletto Abate del mona- stero di San Michele di Cuxa, che dipendeva da Mont- serrat, rientrò definitivamente nell'ordine benedettino. Esercitò la carica abbaziale dal 1498 fino alla sua mor- te, nel 1520. L'abbazia di Montserrat fondò; nel 1580 in Messico e nel 1598 a Lima, due priorati dipenden- ti, la cui finalità era di raccogliere elemosine per la ca- sa-madre. Questi priorati non ebbero noviziati e rima- sero in loco fino al periodo dell'Indipendenza mes- sicana nel 1826. Benché fossero stati centri di pre- ghiera, di vita liturgica e di diffusione della letteratura monastica, non si possono però considerare tra i fat- tori reali dell'insediamento benedettino.
Le cose andarono assai diversamente in Brasile. Nel 1566 la riforma di S.Benedetto di Valladolid si era estesa al monastero di Tibaes del Portogallo, e da li ad altre abbazie. Quindici anni più tardi la casa-madre era in grado di inviare monaci in Brasile. Alla fine del 1581 giunsero a Bahia i primi benedettini, sotto la guida di P. Antonio Ventura de Laterao. Sollecitato dalle richieste dei coloni di Bahia - che inoltre aveva- no già mandato due postalanti dai nativi - il capitolo generale della Gongregazione lusitana aveva incarica- to il P. Antonio di «costruire un monastero benedet- tino nel territorio di Santa Cruz». Gli abitanti di Bahia cedettero ai monaci l'eremo di San Sebastiano e le sue adiacenze: qui, ben presto, fu edificato il monaste- ro, che dal 1584 fu elevato al rango di abbazia. Questa proto-abbazia benedettina nel Nuovo Mondo è giun- ta fino ai nostri giorni. L'impulso dato dai monaci porto- ghesi e le insistenti richieste dei coloni brasiliani fece- ro rapidamente sorgere altri monasteri: Rio de Janei- ro - 1586; Olinda - 1590; Paraiba do Norte, Sao Paulo - 1598; Santos - 1650; Sorocaba - 1660; Jundiaé - 1668. Sul finire del XVII secolo, in Brasile esistevano ed erano fiorenti sette abbazie e quattro priorati, riuniti nella «Provincia brasiliana della Con- gregazione benedettina del Portogallo». Dopo l'indi- pendenza del Brasile i monasteri costituiranno, nel 1827, la Congregazione benedettina brasiliana. Sfortu- namente la chiusura dei noviziati decretata dal gover- no portoghese nel 1762 e mantenuta dopo l'indipen- denza e fino alla sua caduta nel 1889 anche dal gover- no imperiale, si può dire che abbia quasi messo la paroia «fine» alla presenza monastica in Brasile. L'ulti- mo Abate Generale, D.Domingo de la Transfigura- cao Machado, ricorse al papa Leone XIII, nel tenta- tivo di porre rimedio alla debolezza dei monasteri. Il Papa si rivolse alla Congregazione di Beuron che, a sua volta, ricorse al monaco belga Dom Gerard van Caloen, affidandogli la difficile missione di restaura- re la vita monastica in Brasile. Nel 1895 Dom Gerard ed i suoi collaboratori sbarcavano ad Olinda, dando- si immediatamente da fare a questo scopo. Durante l'intero periodo coloniale ci sono stati complessiva- mente 15 vescovi benedettini e 6 cistercensi, per l' America spagnola, e almeno 10 tra benedettini e cister- censi, per il Brasile.

 

BENEDETTINI NEL NUOVO MONDO - Secondo insediamento

La storia delle origini della presenza trappista negli Stati Uniti è narrata in un'opera del P. Raymond O.C.S.O.: «Incenso bruciato». Il grande protagonista dell'insediamento benedettino nell'America del Nord fu l'Abate D. Bonifacio Wimrner, che nel 1846 con l'aiuto del re Luigi I di Baviera, poté fondare il monastero di Saint-Vincent. Questo fu elevato al ran- go di abbazia nel 1855, diventando casa-madre dei monasteri della futura Congregazione cassinese d' America. La Congregazione svizzera d'America nacque nel 1854 con la fondazione di Saint Meiorad da parte di monaci che provenivano dall'abbazia svizzera di Einsiedeln. Nel 1852 giunsero anche le mona- che benedettine bavaresi della abbazia di Santa Val- purga di Eichstatt, dalla quale traggono origine le Congregazioni benedettine di suore di vita attiva. Nel 1875 i monaci della Pierre-Qui-Vire fondarano un monastero in Oldahoma, per la missione agli Indiani.

 

BENEDETTINI NEL NUOVO MONDO - Terazo insediamento

È soltanto nell'ultimo anno del XIX secolo che viene a concretizzarsi la fondazione di quella che poi sarebbe stata la prima abbazia benedettina dell'America ispanica: quella del «Nino Dios» in Argentina. I monaci fondatori provenivano dall'abbazia francese di Belloc. Questa fondazione si è rapidamente sviluppa- ta grazie alla sua attività di «Collegio per bambini/oblati», attività che ha proseguito fino al Vaticano II. Nell'anno giubilare 1929 è stata elevata al rango di abbazia. I secondi ad affaciarsi sulla scena sono stati i benedettini spagnoli. Quelli di Santo Domingo di Silos fondatono nel 1915 a Buenos Aires e, quasi con- temporaneamente, in Messico. Quelli dell'abbazia galiziana di Samos sono andati in Cile dove hanno fondato Las Nieves, presso Santiago, nel 1915 e San Benito del Mar nel 1920. Grandi promotori sono stati: in Messico P. Carlos Azcàrate; a Buenos Aires suo fratello, P. Andrès Azcàrate, primo abate dal 1950, e a Vina del Mar P. Bernardo Franco. Le fondazioni spagnole si sono fatte apprezzare per il loro apostolato liturgico ed il lavoro nelle parrocchie. Tanto in Argentina quanto in Cile, in seguito si è optato per un trasferimento della comunità ed un cambiamento anche nello stile di vita. L'abbazia di San Benedetto di Buenos Aires nel 1973 si è trasferita nella zona di Lujàn. Il monastero di Las Nieves, Puente Alto in Cile, nel 1970 ha introdotto la clausura, infine quello di Vina del Mar ha abbandonato l'attività parrocchiale e si è trasferito nella campagna di Lliu-Lliu nel 1976. Dal 1982 Lliu-Lliu è priorato dipendente del Nino Dios. I due monasteri, l'argentino come il cileno, do- po questi trasferimenti hanno adottato un regime di vita più strettamente claustrale. Nel 1938, sotto gli auspici dell'abbazia di Solesmes, si da vita ad una fondazione in Cile, a Las Condes, da parte di mona- ci francesi che provengono da Quarr (Inghilterra). Questa iniziativa trova facilitazione nel fatto che, nel- la comunità di Quarr, fossero presenti due monaci cileni, P. Pedro Subercaseaux e P. Eduardo Lagos. Monastero di Osma, Colombia
Ma, a causa delle difficoltà sorte con la seconda guer- ra mondiale, la fondazione non ha potuto ricevere gli aiuti necessari dalla Francia e dall'Inghilterra, cosa che porterà nel 1948 alla sua chiusura e, successivamente alla ripresa da parte di una nuova comunità fondatrice, proveniente dall'arciabbazia di Beuron. Nel 1966 la fondazione diventa priorato conventuale e nel 1980 abbazia: P. Eduardo Lagos ne diventa il primo abate. La plurisecolare abbazia di Einsiedeln (Svizzera), che nel XIX secolo aveva già fondato tre monasteri negli U.S.A. (Saint-Meiarad, New Subiaco e Richardton) nel XX rivolge la sua attenzione all'America Latina. Nel 1948 fonda il monastero di Santa Maria de Los Toldos in Argentina e, nel 1986, dà un apporto deci- sivo alla fondazione di Tupazy Maria, in Paraguay, fondazione di Los Toldos. La vitalità dei monasteri del Cono Sud rende possibile la fondazione di mo- nasteri autoctoni e che non hanno necessità di riceve- re aiuti dall'Europa o dal Nordamerica: l'abbazia del Nino Dios (Bambino Gesù) nel 1956 diventa casa- madre del monastero di Cristo Re a El Siambòn, nel- la provinzia argentina di Tucumán e, nel 1976, del monastero di Pasqua in Uruguay. Il monastero di Cristo Re diventa abbazia nel 1977; l'anno prima, 1976, aveva a sua volta fondato il priorato di Nostra Signora della Pace nella provincia argentina di Cordoba
Il Concilio Vaticano II suscita un dinamismo spiritua- le che rende possibile l'avvicinamento e la successiva integrazione con monasteri di origini diverse e che prima, e per molto tempo, avevano vissuto piuttosto una certa rarefazione di rapporti reciproci. Già duran- te lo svolgimento del Concilio i monaci di Los Toldos in Argen-tina e quelli di Las Condes in Cile, avevano programmato corsi coordinati di filosofia e teologia per i loro giovani in formazione. Nel 1966 si è tenuta la prima riunione dei Superiori e dei delegati di tutti i monasteri benedettini e cistercensi del Cono Sud. Durante questo primo incontro è stata costituita la Conferenza delle Comunità monastiche in seguito identificata dalla sigla SURCO. Sotto la supervisione di questo organismo viene pubblicata la rivista «Cua- dernos Monàsticos (Quaderni monastici), strumento principe di studio, formazione e scambio per i mona- steri dell'America Ispanica. Nell'incontro del 1967, svoltosi al monastero di Cristo Re a Tucumán, si è anche dato il via alle procedure per costituire una Congregazione, che potesse integrare i monasteri benedettini di Argentina, Cile, Uruguay e Paraguay (tutti Paesi che rientrano nella zona geografica identi- ficata come «Cono Sud»). Con l'apporto decisivo del P. Abate Primate Dom. Rambert Weakland, si è potuto dar corpo ad una «precongregazione» nel 1970, realtà che, nel 1976, con l'approvazione della Santa Sede diventerà la Congregazione del Cono Sud, ventunesima della Confederazione benedettina. Allo stato attale, essa incorpora nove monasteri maschili e nove femminili. Il SURCO, organismo più esteso, comprende oltre ad esse, anche quattro comunità trappiste, due di monaci e due di monache.

 

BENEDETTINI NEL NUOVO MONDO - Insediamenti femminili

Nel sommario abbiamo accennato, parlando di monache, di un quarto insediamento. È impressionante notare come tutte le monache, tanto quelle in Brasile come quelle nel Cono Sud, siano venute da un'unica e sola, feconda «alma mater»: l'abbazia inglese di Stanbrook, a sua volta risultato di un lungo ed eroico processo storico. Nel 1907 le prime postulanti brasiliane vengono inviate, per il loro noviziato, all'abbazia inglese; faranno ritorno in Brasile nel 1911 assieme alle fondatrici e stabiliranno il monastero di Santa Maria, nella città di San Paolo. Dopo San Paolo le monache gradualmente dissemineranno tutto il Brasi- le di numerosi monasteri. Nel 1939 giungono alla casa-madre le prime postulanti argentine, preparate e seguite da P. Andrés Azcàrate e dai monaci di San Benedetto di Buenos Aires. Nel 1941 torneranno nella capitale argentina per dare vita al priorato di Santa Scolastica, che diventerà abbazia nel 1947 con Madre Placida Oliveira come prima badessa. Da questa comunità usciranno, nel 1965, quella di Maria Madre della Chiesa, a El Pinar in Uruguay, e poi in Argentina nel 1977; quella di Nostra Signora della Fedeltà, a San Luis; nel 1978 Nostra Signora della Speranza, a Rafaela; nel 1979 Gaudium Mariae, a Cordoba. A loro volta le benedettine dell'Uruguay, nel 1988 fonderanno Santa Maria di Quillota, in Cile e nel 1989 quelle di Cordoba fonderanno in Paranà. Le monache benedettine di Mendoza de Rengo, stabilitesi in Cile nel 1938, provengono da una casa-madre non meno presti-giosa di Stanbrook: San Pelayo di Oviedo (Spagna), che conta più di mille anni di storia. Le benedettine dell'Epifania, provenienti dall'Argentina, si ispirano per il loro genere di vita alle oblate. Monastero di Koubri, Burkina Faso.

 

BENEDETTINI NEL NUOVO MONDO - Quinto insediamento

I monasteri di questa regione sono consociati nell' ABECA (Associazione Benedettina dei Caraibi e delle Ande) fin dal 1978. Questa sigla comprende anche i monasteri trappisti. La maggior parte di quete comunità è stata fondata dopo la seconda guerra mondiale, eccezion fatta per la fondazione più antica: San José de Avila a Caracas, in Venezuela, fondata nel 1923 dall'arciabbazia di St. Ottilien (Austria). Nel 1990 la comunità si è trasferita a Carabobo (Venezuela). Oltre che in Venezuela, troviamo monasteri in: Martinica, Belize, Colombia, Salvador, Guatemala, Messico, Perù, Portorico, Trinidad, Haiti, Ecuador, Giamaica, Bahamas, Santo Domingo. Numerose sono le fondazioni di origine statunitense, caratterizzate come le rispettive case-madri da un'attività con una forte sottolineatura pastorale

 

BENEDETTINI NEL NUOVO MONDO - Insediamenti cistercensi

La presenza cistercense in America Latina data a partire dal 1580 : in quell'anno infatti, a Lima, in Pe- rù, donna Lucrezia de Vargas, due volte vedova, fondò col suo patrimonio un monastero cistercense dedicato alla Santissima Trinità. Il santo arcivescovo Toribio de Mogrovejo approvò e appoggiò fortemente l'iniziativa e nominò badessa la fondatrice. Papa Gregorio XIII confermò la fondazione nel 1584 con la bolla aApostolici muneris sollicitudo», dando alla fondazione la veste giuridica di monastero dell'Ordine di Citeaux senza legami giuridici con i monasteri europei. Stando alle cronache, la comunità giunse a contare più di 100 monache, nei secoli X V I I e XVIII. L'isolamento e la mancanza di aiuti dall'e- sterno condussero nel 1970 alla soppressione di questo vero e proprio «monumento storico» del mona- chesimo femminile. Nel 1936 le cistercensi tedesche si stabilirono a Santa Cruz de Itaporanga ( Brasile ). Oggi nel Paese vi sono otto monasteri della Comune Osservanza, di provenienza tedesca o austriaca.Dom Edmondo Futterer, abate dell'abbazia di Spencer, U.S.A., rende possibile l'espansione del suo Ordine in America Latina. Nel 1958 Spencer dà vita al monastero di Azul, in Argentina, e nel 1960 a quello della Dehesa, in Cile trasferito poi, nel 1986, a Miraflores, diocesi di Rancagua. Dall'abbazia di Vitorchiano ( Italia ) giungono le fondatrici di ben tre monasteri: Hinojo ( Argentina ) nel 1973; Quilvo ( Cile ) nel 1981; Humocaro ( Venezuela ) nel 1989. Dall'abbazia di Ubexy ( Francia ) provengono nel 1971 le fondatrici del monastero di E1 Encuentro, in Messico. Il ramo maschile trappista si mobilita nuovamente per la fondazione di Nostra Signora del Nuovo Mondo, in Brasile, nel 1977, con monaci nordamericani; del monastero della Vergine di Curutaràn, Jacona ( Messico ) nel 1980, con monaci spagnoli; come pure della più recente fondazione nell'isola di Santo Domingo nel 1988 e in Venezuela nel 1991. Nello stesso anno 1991, infine, monache trappiste spagnole da Tulebras arrivano in Ecuador, per fon dare nella diocesi di Esmeraldas.

 

BENEDETTINI NEL NUOVO MONDO - Monaci in America Latina

Il dinamismo suscitato dal Vaticano II non è stato forza feconda solamente per il monachesimo del Co- no Sud, ma ha anche fatto prendere coscienza del cre- scente desiderio di relazione e mutuo sostegno tra le varie comunità monastiche. Il primo incontro mona- stico latino-americano (EMLA) ha avuto luogo a Rio de Janeiro nel 1972; il secondo a Bogotà nel 1975; il terzo a Buenos Aires nel 1978; il quarto a Bahia, in Brasile, nel 1982, nel ricordo del quattrocentesi- mo anniversario dell'arrivo dei benedettini in Ameri- ca; il quinto in Messico nel 1986; il sesto a Cordo- ba in Argentina, nel 1990. Durante il terzo incontro si è convenuto di riunire le comunità monastiche, rag- gruppandole secondo le tre zone geografiche dell' America Latina in: - CIMBRA (Commissione mutui scambi monastici del Brasile), - SURCO (Conferenza delle Comunità monastiche del Cono Sud), - ABECA (Associazione Benedettina dei Caraibi e delle Ande). Questi tre organi a loro volta formano la UMLA (Unione Monastica Latino-Americana) che provvede all'organizzazione degli incontri in America latina, ogni quattro anni. È significativo che il cap. 272 dei documenti di Puebla 1979 faccia riferimen- to in maniera notevole, alla vita benedettina. Nella quarta Conferenza Generale dell'Episcopato Latino- Americano svoltasi nel 1992 a Santo Domingo, 36 tra monaci e monache, benedettini e trappisti dell' America Latina, sotto la presidenza del P. Abate trappista D. Bernardo Olivera, O.C.S.O., Abate Generale dell'Ordine, hanno accompagnato con la loro preghiera e la loro riflessione lo svolgersi di que- sto avvenimento, cosi importante dopo il Santo Cer- ro de la Vega.

 

BENEDETTINI IN EUROPA - Il monaco europeo oggi

Il monaco benedettino in Europa riceve e vive la propria vocazione alla sequela di Cristo nella Chiesa, confrontandosi con la realtà storica e geografica in cui vive oggi, momento per momento e nella stabilità, senza perdere di vista quell'ultimo orizzonte che è oltre ogni cosa e in prospettiva del quale ogni uomo è chiamato a raggiungere la propria pienezza. Il monachesimo benedettino in Europa talora soffre due tentazioni: da un lato il ripiegarsi sul passato e, dall'altro, la fuga nel futuro. Si sa bene cosa sia il passato nella storia europea, specialmente quello della vita religiosa monastica. Si è perfino giunti a proclamare copatrono d'Europa San Benedetto quando la realtà europea era ancora qualcosa di molto nebuloso. I discepoli di Benedetto sono dentro una tale realtà in misura piuttosto modesta, dal momento che non hanno altro desiderio che di vivere giorno per giorno l'unico ideale di Dio cui spetta il primo servizio, secondo quanto prescrive la Regola dei monaci. Un ideale passatista può suonare da segnale d'allarme per quei monasteri benedettini nostalgici di un perdiodo di cristianità in cui la vita religiosa fungeva da barometro. Nella cultura europea, del resto, non capita spesso che i monasteri siano considerati unicamente come musei d'alto rango per la conservazione del patrimonio religioso e culturale? All'altro estremo, si sa molto bene quale posto il futuro tenda ad occupare sempre più nella mentalità europea corrente: bisogna pensare all'Europa del domani, bisogna vivere proiettati in avanti. I monasteri sono sempre stati in anticipo sui loro tempi. Talvolta sognano di svolgere un tale ruolo di anticipatori puntando il dito sui vari ostacoli di una vita sociale sempre più complessa: non si sono forse viste nascere, qua e là in Europa, piccole unità monastiche su scala umana e familiare molto aperte nei confronti degli emarginati di vario tipo? O anche altre, più consistenti, che utilizzano in modo discreto le risorse messe a loro disposizione dalle tecnologie più avanzate, inventando così un monachesimo 'di punta', società conviviale per il mondo di domani? Entrambe le tentazioni vanno superate, perchè il monaco benedettino abbia la possibi- lità di essere, per l'Europa di oggi, ciò che Dio vuole. La vita monastica non appartiene al passato né al fu- turo; essa vuole essere vissuta nel presente puro e semplice. Si profila in questo modo un'opzione «carismatica», se cosi si può dire. Si tratta, in effetti, di vivere giorno per giorno l'opera dello Spirito: il mona- co benedettino d'Europa, oggi! deve vivere secondo l'oggi di Dio per unificare in lui l'eredità del passato e le incognite del futuro. Il monaco del vecchio continen- te deve avere la funzione di punto di riferimento, come un saggio antico, che dice solo poche e importanti pa- role per colui che lo sa ascoltare.

 

BENEDETTINI IN EUROPA - Il monaco benedettino in Europa

Il monaco benedettino in Europa riceve e vive la propria vocazione alla sequela di Cristo nella Chiesa, confrontandosi con la realtà storica e geografica in cui vive oggi, momento per momento e nella stabilità, senza perdere di vista quell'ultimo orizzonte che è oltre ogni cosa e in prospettiva del quale ogni uomo è chiamato a raggiungere la propria pienezza. Il monachesimo benedettino in Europa talora soffre due tentazioni: da un lato il ripiegarsi sul passato e, dall'altro, la fuga nel futuro. Si sa bene cosa sia il passato nella storia europea, specialmente quello della vita religiosa monastica. Si è perfino giunti a proclamare copatrono d'Europa San Benedetto quando la realtà europea era ancora qualcosa di molto nebuloso. I discepoli di Benedetto sono dentro una tale realtà in misura piuttosto modesta, dal momento che non hanno altro desiderio che di vivere giorno per giorno l'unico ideale di Dio cui spetta il primo servizio, secondo quanto prescrive la Regola dei monaci. Un ideale passatista può suonare da segnale d'allarme per quei monasteri benedettini nostalgici di un perdiodo di cristianità in cui la vita religiosa fungeva da barometro. Nella cultura europea, del resto, non capita spesso che i monasteri siano considerati unicamente come musei d'alto rango per la conservazione del patrimonio religioso e culturale? All'altro estremo, si sa molto bene quale posto il futuro tenda ad occupare sempre più nella mentalità europea corrente: bisogna pensare all'Europa del domani, bisogna vivere proiettati in avanti. I monasteri sono sempre stati in anticipo sui loro tempi. Talvolta sognano di svolgere un tale ruolo di anticipatori pun- tando il dito sui vari ostacoli di una vita sociale sempre più complessa: non si sono forse viste nascere, qua e là in Europa, piccole unità monastiche su scala umana e familiare molto aperte nei confronti degli emarginati di vario tipo? O anche altre, più consistenti, che utilizzano in modo discreto le risorse messe a loro disposizione dalle tecnologie più avanzate, inventando così un monachesimo 'di punta', società conviviale per il mondo di domani? Entrambe le tentazioni vanno su- perate, perchè il monaco benedettino abbia la possibi- lità di essere, per l'Europa di oggi, ciò che Dio vuole. La vita monastica non appartiene al passato né al futuro; essa vuole essere vissuta nel presente puro e semplice. Si profila in questo modo un'opzione «cari- smatica», se cosi si può dire. Si tratta, in effetti, di vivere giorno per giorno l'opera dello Spirito: il mona- co benedettino d'Europa, oggi! deve vivere secondo l'oggi di Dio per unificare in lui l'eredità del passato e le incognite del futuro. Il monaco del vecchio continen- te deve avere la funzione di punto di riferimento, come un saggio antico, che dice solo poche e importanti parole per colui che lo sa ascoltare.

 

BENEDETTINI IN EUROPA - Mezzi ed ostacoli

San Benedetto organizza la vita monastica intorno a tre grandi assi portanti, che permettono di fare fronte ad ogni genere di tentazione e di garantire l'equilibrio di una vocazione esigente: preghiera comune, preghiera e lectio personali, lavoro. È quindi attorno a que- sti tre assi che va organizzata la vita del benedettino di Europa, oggi. Bisogna però, allo stesso tempo, constatare che molto spesso il lavoro assume un posto sempre più preponderante assieme ad una certa qual «ossessione da rendimento». È vero che San Benedetto stesso ha detto che «allora sono veri monaci, quando vivono col lavoro delle loro mani» (RB 48, 8), però chiede anche espressamente che «all'Opera di Dio non si anteponga nulla» (RB 43, 3), ed insiste perché i monaci osservino fedelmente l'orario previsto per il tempo della lectio e della meditazione (RB 48, 17-20). Si tratta perciò di trovare un tempo per ogni cosa, in un'atmosfera di pace e di fra- terna distensione; a proposito di quelli che svolgono compiti impegnativi in monstero, San Benedetto ricorda molte volte che «nella casa di Dio nessuno si turbi o si rattristi», (RB 31, 19). Se uno dei tre momenti-cardine prende il sopravvento sugli altri, il monachesimo cessa di essere benedettino: i monaci di San Benedetto non sono né dei contemplativi dediti unicamente all'orazione, né dei liturgisti che sacrificano tutto all'Ufficio, né degli imprenditori di qualsivoglia genere di lavoro, come pub talora essere accaduto, qua e là, in qualche epoca storica. Discrezione ed equilibrio alla base dei tre cardini della Regola devono essere le parole chiave della vita monastica benedettina. Abbazia di Pannonbalma, Ungheria. San Benedetto, Patriarca dei monaci.
San Benedetto però richiama anche altre forme di attività connesse alla vita del monastero e che esistono da sempre: accoglienza, educazione dei fanciulli, il coltivare l'arte e il lavoro intellettuale. I rischi, a questo riguardo, non sono mai mancati e non mancano mai abbastanza di evidenziare l'uno o l'altro dei vari aspetti. Il monastero non è in primo luogo una casa di accoglienza, non ha per fine di far vivere una scuola, un collegio o un'università; non è un conservatorio e neppure un'accademia, ma può benissimo avere l'una o l'altra di queste dimensioni, purché sia rispettata l'essenza della Regola di san Benedetto. Talvolta ci si meraviglia grandemente per la differenza che può sussistere tra un Paese a l'altro dell'Europa, nel modo di vivere il monachesimo benedettino. Di fatto le storie, le tradizioni, le circostanze sono diverse, ma in questa meravigliosa diversità i benedettini si riconoscono come fratelli a partire dalla fonte unica e veramente comune per tutti: il cuore della Regola dei monaci. Il monachesimo europeo, del resto, ha trasportato le sue caratteristiche attraverso tutti i continenti con degli sviluppi spesso non previsti, ma non per questo è diventato meno benedettino.

 

BENEDETTINI IN EUROPA - Problemi attuali

Come avviene per la Chiesa d'Europa, così anche i monaci benedettini si lasciano interpellare da due pro- blemi fondamentali: le relazioni con il mondo e l'incon- tro tra il Vangelo e le varie realtà religiose. Dovendo fare i conti col secolarismo, i monasteri hanno avuto modo di stare ben attenti nel semplificare taluni aspet- ti della loro vita, con un'apertura notevolmente larga; il lavoro della foresteria, in particolare, non ha mai cessato di aumentare ed i monaci non vi si sono mai sottratti, cedendo talora a quell'angoscia tipica delle società moderne. A questa attenzione particolare hanno contribuito anche la ricerca di un lavoro red- ditizio ed i numerosi contatti col mondo imprendito- riale e del commercio. Tuttavia i monasteri d'Euro- pa hanno sempre saputo conservare un carattere ed una evidenza «religiosa» che è talvolta venuta meno presso loro confratelli, più immersi nell'impegno del sociale. Parallelamente, in confronto ad un ritrovato interesse per i problemi religiosi e spirituali da parte dei loro contemporanei, i monasteri vogliono essere luoghi di accoglienza per i gruppi di preghiera e ar- ricchirsi nello scambio reciproco con le nuove forme di comunità. Generalmente vivono un reale interesse per l'ecumenismo e prendono parte agli incontri che si organizzano con le grandi religioni. Cercano anche di sensibilizzarsi sui problemi posti dalle sette di ogni sorta, nel movimento del New Age. Essi sono, nella Chiesa contemporanea in Europa, dei luoghi privile- giati in cui è possibile affrontare e fare emergere tali questioni. Bisogna però mantenere un equilibrio tra due possibili estremi: né la secolarizzazione della vi- ta religiosa, né l'eccesso di religiosità portano una soluzione per i problemi e le sfide poste dalla società occidentale. Tanto l'una quanto l'altra questione van- no affrontate assieme alla luce del vangelo, nella gra- zia dello Spirito Santo.
Luogo privilegiato per rimettere in questione in manie- ra profonda e permanente, i monasteri possono aiuta- re a non cedere ai miraggi del secolo; luoghi privile- giati di esperienza religiosa, possono altresì aiutare a non favorire alcun eccesso esoterico o pseudo-misti- co, rispettando la norma del sano equilibrio dell'espe- rienza spirituale evangelica. In questo modo, sottra- endosi alle tentazioni di una nostalgia passatista o di un escapismo verso un ipotetico futuro; di una clausu- ra fine a se stessa o di una dispersione nelle cose del mondo, il monaco benedettino europeo oggi si sfor- za di vivere giorno per giorno il dono dello Spirito Santo con gli strumenti della preghiera, della lectio e del lavoro in una comunità fraterna, sotto la guida del Vangelo. Plasmati delle varie circostanze della loro storia, differenti tra loro per quanto riguarda le attivi- tà connesse, i monasteri benedettini cercano secon- do il modo loro proprio di dare una risposta alle pro- blematiche attuali in materia di religione, in Europa: tra queste, le sfide della secolarizzazione per quanto concerne l'antropologia e, per contro, lo scontro tra l'interesse per il sacro nell'uomo contemporaneo e l'esperienza cristiana del Vangelo. Lo fanno in una comunione sempre più allargata con le Chiese dioce- sane e tutta la comunità cattolica, particolarmente per quei legami sviluppati tra monasteri del mondo intero, e specialmente dei Paesi più poveri, ma ricchi di fon- dazioni; lo fanno altresì coltivando relazioni fraterne col monachesimo non cattolico e col monachesimo non cristiano, affinché, oltre ciò che è solo apparen- za, si manifesti in essi veramente la koinonia di Dio.

 

BENEDETTINI IN NORD AMERICA - La Chiesa USA nel 1908

Per tutto il XX secolo la civiltà occidentale è stata testimone di cambiamenti geopolitici di potere e d'influenza altrettanto drammatici di quelli che San Benedetto si è trovato davanti, quindici secoli fa. Tuttavia è nel continente nordamericano e non già nell'Europa Occidentale, che tali cambienti politici, economici e culturali hanno raggiunto un loro equilibrio. Il risultato di un tale spostamento d'influenza si è allo stesso tempo ripercosso sulla Chiesa. Nel 1908 la Chiesa statunitense ha perso ufficialmente il suo status di «Paese di missione», sotto la responsabilità della Congregazione di Propaganda Fide, a Roma, ed è stata riconosciuta come realtà ecclesiale indipendente con pieni diritti. Questa Chiesa cattolica america- na aveva già iniziato uno sviluppo notevole nel XIX secolo, con l'arrivo di un considerevole numero di immigrati europei. Le prime comunità monastiche fon- date negli U.S.A. da case-madri europee sorsero per l'appunto in risposta sopratutto alle necessità di carattere sacramentale e pastorale di questi emigrati. I benedettini, seguendo le tracce dei loro predecessori missionari, giunsero in America dalla Germania e dalla Svizzera, dall'Inghilterra e dalla Francia. Oggi la fruttuosa fatica delle prime generazioni è ancora leggibile nel panorama americano, ricco di una grande varietà di istituzioni benedettine. Le scuole per i figli degli emigranti hanno avuto inizio tra mille difficoltà; oggi annoverano perfino università e seminari, così pure collegi per le scuole superiori e licci per i più poveri e le minoranze linguistiche. Le piccole cappelle spoglie, luogo di preghiera per le sole comu- nità, sono diventate chiese abbaziali ben note per la loro architettura e la qualità della liturgia che vi si ce- lebra. Le fattorie ed i mulini, le fabbriche, che sorgevano in aperta campagna alla fine del secolo XX, han- no lasciato il posto ad industrie computerizzate capa- ci di produrre di tutto, dal formaggio alle marmellate e ai biglietti augurali ed i paramenti liturgici. Monastero di Cristo nel Deserto, Nuovo Messico, U.S.A.

 

BENEDETTINI IN NORD AMERICA - I Benedettini nordamericani

I Benedettini nordamericani, ben conosciuti come costruttori di robusti edifici campagnoli, attualmente sono distribuiti su tutta l'intero territorio nazionale, in pieno centro cittadino come nei sobborghi di periferia o nelle campagne isolate. Quello che una volta era in gran parte solo una cintura di monasteri di lingua tedesca si è trasformato in un misto cosmopolita di diverse Congregazioni monastiche, riflesso di quella va- riegata diversità etnica e culturale esemplare dell'America del Nord. La presenza dei monaci per molto tem- po è stata un valido aiuto nelle parrocchie; ha costituito una fonte di miglioramento delle tecniche agricole e di sviluppo del lavoro; adesso i monaci si dedicano alla direzione di un certo numero di attività apostoliche, con l'uso di tecnologie avanzate. Nonostante tutto, I'identità benedettina è sopravvissuta a tutta la serie dei cambiamenti attraversati dall'esperienza culturale americana. Si può perfino dire che, adesso, il benedettino sa molto meglio ciò che vuole e che ha acquisito una maturità spirituale che mancava ai suoi predecessori. I monasteri benedettini non hanno più la funzione di 'difensori' degli immigrati cattolici contro l'accerchiamento protestante, al contrario: giocano un ruolo di primo piano in campo ecumenico, e questo permette loro un dialogo e l'approfondimento della fede, muovendosi all'interno della cultura religiosa pluralista, tipicamente americana. Il carisma monastico, per quanto riguarda l'uso delle risorse della terra, ha favorito lo sviluppo di una mentalità ecologica. Questo risulta molto evidente, all'interno della mentalità consumistica propria della società nordamericana: i monasteri sono orgogliosi dei loro programmi di riciclaggio e di conservazione dei beni del suolo, delle risorse naturali e di tutto ciò che concerne la difesa dell'ambiente.

 

BENEDETTINI IN NORD AMERICA - La liturgia

La liturgia continua ad occupare un posto importan- te nelle comunità benedettine. I benedettini america- ni non si ispirano più all'Europa, come alla fonte del- la loro liturgia: ora possono vantare monaci compo- sitori, che creano con stile personale quanto serve sia per la Messa che per l'Ufficio divino; pubblicano raccolte di canti e messali che hanno larga diffusione. In misura sempre crescente nell'America del Nord la Messa conventuale e la liturgia delle Ore vedono la pertecipazione di laici. Le abbazie sono diventate cen- tri di ritiri spirituali, luoghi d'incontro che arricchisco- no le persone, venute per partecipare alla vita dei mo- naci, nell'ascolto di Dio, nel silenzio e nella solitudine. Questo si verifica particolarmente presso le piccole comunità, sorte negli ultimi 50 anni. I monaci stessi, in seguito al rinnovamento della vita religiosa opera- to dal Concilio Vaticano II, sono in grado di apprez- zare meglio il valore di pratiche monastiche tradizio- nali quali la lectio divina. Il desiderio della ricerca di Dio all'interno di un quadro comunitario di preghiera e di lavoro ha fatto sì che Superiori e Maestri dei no- vizi si siano sforzati di migliorare l'equilibrio tra queste due fondamentali osservanze benedettine. Allo stes- so tempo si sono tenuti nuovi cicli di corsi per la forma- zione permanente, per chi è già diventato monaco, per riappropriarsi della disciplina e della pratica del- la preghiera monastica, tanto individuale che comu- nitaria. E, in realtà, le comunità benedettine del Nord America mettono un accento nuovo sulla necessità di creare un'atmosfera più autentica e più profonda di preghiera fra tutti quelli che entrano a far parte della comunità stessa. In un certo modo è questa la reazione di risposta alle numerose vocazioni che si sono affacciate alla vita monastica in America, in questi ultimi anni. Si tratta, per lo più, di persone tra i 30 ed i 40 anni, che prima del loro ingresso in mo- nastero, esercitavano un ministero attivo nella Chie- sa. Entrano in un monastero benedettino perché av- vertono impellente la necessità di rinvigorire la pro- pria prassi di preghiera comunitaria e lo studio-medi- tazione della Bibbia, secondo la modalità con cui queste sono vissute in monastero. Essi trovano che l'insistenza benedettina sulla dimensione comunitaria e la preghiera in comune sono gli elementi propri di un carisma che li distingue da altri Ordini religiosi, ad esempio dai Gesuiti e dai Domenicani.

 

BENEDETTINI IN NORD AMERICA - Opera di apostolato

I Benedettini nordamericani svolgono ancora opera di apostolato tra i giovani, ma il bisogno urgente di offrire risorse manteriali e umane in modo competente li ha portati ad operare un cambiamento: gli educatori benedettini chiedono sempre di più ai collaboratori laici un coinvolgimento maggiore nella direzione delle scuole. Questa tendenza a favorire la partecipa- zione dei laici al lavoro specifico dei monaci si evidenzia anche nel moltiplicarsi di cicli di formazione per oblati laici e simpatizzanti. Tali iniziative suscitano tra i laici un interesse più diretto e coinvoltente nei compiti specifici, sia spirituali che materiali, della comunità monastica ed allarga la partecipazione dei valori benedettini ad una fascia più ampia di persone. I bisogni attuali della Chiesa cattolica americana sono estremamente diversi da quelli dei tempi in cui i monaci europei venivano per aiutare gli immigrati. La necessità di ampliare il raggio di azione degli Istituti e l'arrivo in gran numero di nuovi membri, hanno contribuito alla sua evoluzione. La Chiesa dei nostri giorni, che ha raggiunto livelli formativi e culturali talora molto elevati, nutre il desiderio di attingere ai valori sempre attuali della tradizione benedettina, quali la stabilità di luogo e di meta ideale; il rispetto per ogni creatura; la stima rinnovata per il ruolo essenziale di una vita scandita dalla preghiera e dal lavoro.

 

BENEDETTINI IN NORD AMERICA - Nuova generazione di Benedettini

Una nuova generazione di benedettini, che ben espri- me la grande diversità del continente americano, ha sottolineato l'importanza del carattere sacro del lavoro umano ed il gusto per una preghiera prettamente monastica. Quest'ultima, che scaturisce dalla solitudine e dal silenzio, è considerata il più importante strumento per controbilanciare una cultura ingolfata nei media e nel consumismo. Lo stile dellavita monastica, che accompagna la preghiera, privilegia piuttosto il distacco, più che l'attaccamento; una spiritualità della povertà volontaria ed il valore ed il senso del sacro, più che un arricchimento personale e sulla realtà profana. Se la caratteristica attuale dei benedettini nordamericani si manterrà tale costantemente, senz' altro sarà costantemente assicurata anche la tenuta e la qualità della loro testimonianza monastica, anche per il futuro.